La liberazione di Auschwitz

Il campo di sterminio di Auschwitz fu liberato il 27 gennaio 1945 dalle truppe Sovietiche, che trovarono solo poche migliaia di prigionieri vivi ma ridotti allo stremo delle forze; gli altri erano stati costretti dai nazisti a incamminarsi verso ovest, nelle cosiddette “marce della morte”.

I Tedeschi prima di fuggire avevano cercato di incendiare e distruggere ogni prova delle nefandezze commesse, ma molte strutture e magazzini erano ancora lì a raccontare la loro innegabile verità, per esempio i capannoni che ancora contenevano gli oggetti personali delle vittime: centinaia di migliaia di abiti maschili, oltre 800.000 vestiti da donna, centinaia di migliaia di occhiali, scarpe e più di sei tonnellate di capelli femminili.

I liberatori, ad Auschwitz come in tutti i campi nazisti, trovarono l’inimmaginabile, e soltanto dopo la liberazione tutti ebbero modo di conoscere le reali dimensioni del genocidio nazista. I pochi sopravvissuti erano estremamente provati dal lavoro forzato, dalla mancanza di cibo e da mesi o anni di maltrattamenti, alcuni di essi erano a malapena in grado di muoversi, in generale un po’ tutti i sopravvissuti ai campi di concentramento dovettero affrontare un lungo, interminabile cammino di riabilitazione fisica e psicologica.

Quando il generale Dwight D. Eisenhower arrivò ad Auschwitz con i propri uomini, ebbe un iniziale e comprensibile momento di sconforto, ma immediatamente dopo ordinò che fossero scattate fotografie alle fosse comuni dove giacevano ossa, abiti, enormi ammassi di corpi scomposti e scheletrici, alle baracche nelle quali venivano ammassati anche 1000 prigionieri alla volta, ai chilometri di filo spinato elettrificato, alle camere a gas, ai forni crematori, alle divise, alle torrette delle sentinelle, alle armi e a tutti coloro che erano riusciti a sopravvivere a tanta barbarie.

Egli inoltre decise anche di portare in visita ai campi gli abitanti delle città vicine, per mostrare loro quel che forse tutti avevano già intuito senza avere però il coraggio di far nulla, e li costrinse a sotterrare i corpi dei morti.

Le sue parole furono chiare e lungimiranti:

Che si abbia il massimo della documentazione possibile – che siano registrazioni filmate, fotografie, testimonianze – perché arriverà un giorno in cui qualche idiota si alzerà e dirà che tutto questo non è mai successo

Purtroppo quel giorno è arrivato dopo neanche tanto tempo, le teorie negazioniste e revisioniste riempiono oggi libri, pagine Web e social network, e i testimoni viventi dello sterminio nazista sono sempre di meno; oggi più che mai ha senso coltivare con cura e attenzione la Memoria basata sulla Verità storica che nessun negazionismo potrà mai cancellare.

FONTI:

 

La Memoria rende Liberi - Memory makes us Free - ISIS Europa