L’amore ad Auschwitz

Mi chiamo Franz Wunsch e sono nato in Austria, precisamente a Drasenhofen, il 21 marzo 1922. Non avevo ancora compiuto diciotto anni quando chiesi di far parte delle SS. Allo scoppio della guerra fui inviato sul fronte orientale, ma venni ferito ad un ginocchio.

Rientrai, venendo assegnato come guardia delle SS in quel nuovo campo. L’unico forse con un inizio certo. Il primo prigioniero entrò esattamente il 14 giugno 1940, il primo di 728 polacchi provenienti da Tarnów. E una fine certa, essendo stato liberato il 27 gennaio 1945.

Cos’è stato quel periodo per noi tedeschi così direttamente coinvolti? Una risposta ha provato a darla Wilfred von Oven, assistente di Goebbels. Quando gli fu chiesto come poteva riassumere la sua esperienza del Terzo Reich in una sola parola, rispose: “Paradiso”.

 

Non so se fosse un paradiso o che altro. Quello che so è che avevamo potere di vita e di morte su tutta quella gente, quello sì. Potevamo ucciderne quanti ne volevamo, senza subire conseguenze. Lo so, una posizione spregevole, ma noi ci sentivamo invincibili, immortali.

Non è come l’hanno raccontata. Molti di noi, SS intendo, hanno cercato una via di salvezza dicendo di essere stati obbligati a obbedire agli ordini, pena la morte. Per quanto ne so ad Auschwitz nessun membro delle SS è mai stato processato per essersi rifiutato di uccidere ebrei.

Come supervisore delle guardie SS ero assegnato al deposito Effektenlager, chiamato anche Kanada, centro di smistamento dei beni tolti agli internati. Come accadde che cambiai quel mio brutale comportamento verso gli ebrei? Forse è il caso che sia lei a raccontarlo.

Mi chiamo Helena Citrónová, nata nel 1922 a Humenne, nella regione slovacca di Presov, in Cecoslovacchia. Avevo solo vent’anni quel 20 marzo del 1942 quando, con l’accusa di essere ebrea e slava, venni caricata su un convoglio con destinazione Auschwitz.

L’inizio fu quello di tutte le donne del campo. Violenze fisiche e fame, tanta fame. Ero stata inizialmente assegnata all’esterno del campo a lavori di demolizione e rimozione delle macerie. Ogni sera vedevo con orrore molte donne morire davanti ai miei occhi. Poi un giorno…

La morte di una donna che lavorava al Kanada fu la mia salvezza. Mi misi i suoi abiti e mi trasferii nelle baracche dove si smistavano i vestiti. Un Kapo scoprì che ero un’infiltrata già nel mio primo giorno di lavoro. Avrebbe voluto punirmi, ma ebbi un altro colpo di fortuna.

Quello stesso giorno era anche il compleanno di un supervisore delle guardie SS. Lui lo avete già conosciuto all’inizio della storia. Franz Wunsch, appunto. Ricordo che fu lo stesso Kapo a chiedermi se sapessi cantare in tedesco. La mia risposta, mentendo, fu no naturalmente.

Ma lui mi costrinse a farlo. Ricordo che cantai quel “Tanti auguri” a capo chino. Io quello non lo volevo guardare. Stavo piangendo quando gli sentii dire: «Bitte!». Mi invitava a cantare di nuovo. «Canta, canta, magari ti farà restare» mi dissero le altre ragazze. Così feci.

E fu quel canto a salvarmi. Credo che Franz Wunsch si sia innamorato di me proprio in quel momento. Perché da quel giorno tutto cambiò per me. Lui diede ordine di lasciarmi fissa al Kanada. Non solo. Da quel giorno iniziò a trattarmi con una gentilezza particolare.

Io lo odiavo. Mi avevano raccontato di come fosse violento, di come avesse ucciso un prigioniero. Ma lui ogni volta che andava in licenza mi portava scatole di biscotti. Poi un giorno mi passò accanto e lasciò cadere un biglietto. C’era scritto: «Amore, mi sono innamorato di te».

Mi arrabbiai. Io non lo sopportavo. Avrei preferito morire che mettermi con una SS. E glielo dissi quando mi fece portare nel suo ufficio per fargli una manicure. Avviandomi alla porta lo sentii urlare, estraendo la pistola «Se esci ti sparo». «Lo faccia». Non lo fece. E uscii.

Era troppo innamorato di me. Pensai che la cosa potesse essere d’aiuto non solo a me, ma a tutte le mie compagne. Poi seppi che mia sorella Rozhinka e i miei due nipotini erano stati visti al campo diretti alle camere a gas. Corsi da loro e Franz mi raggiunse. Iniziò a picchiarmi.

Fingendo, chiedendomi sottovoce il nome di mia sorella. Glielo dissi e lui corse dentro al forno crematorio trascinando fuori mia sorella Rozhinka. Purtroppo non riuscì a fare lo stesso con i miei due nipotini. Ordinò poi di assegnare anche Rozhinka al Kanada, insieme a me.

Quando Rozhinka mi chiese dei suoi bambini le dissi che i bambini erano in una specie di asilo. E ogni giorno lei mi faceva la stessa domanda: «quando posso andare a trovarli?». Poi un giorno le mie compagne si stancarono di sentirla. «I tuoi bambini li hanno bruciati, smettila!»

Le capivo. Loro avevano perso tutti i loro cari. Tutti. Io invece avevo accanto ancora una sorella. Da quel giorno iniziai a guardare Franz con occhi diversi. Lui aveva rischiato la vita per salvare Rozhinka. Il mio sentimento per lui iniziò a cambiare.

E qui finisce anche il racconto di Helena. Rozhinka ed Helena, grazie all’aiuto di Wunsch, riuscirono a sopravvivere al campo. Nel 1945, con l’arrivo dell’Armata Rossa in Polonia, Wunsch scappò assieme a tutti i nazisti del campo, ed Helena rimase sola con la sorella.

Le loro strade si separarono. Helena, che si era accorta di amare Franz, per quanto incredibile e paradossale questo possa sembrare, tornò nella sua Cecoslovacchia, migrando poi in Israele. Franz, dopo esser fuggito dalla cattura, la cercò per circa due anni, senza successo.

Come raccontarono in seguito, la loro relazione non fu mai consumata. Il loro rapporto era fatto solo di sguardi, di bigliettini scarabocchiati e di frasi frettolose come «ti amo!» pronunciate sottovoce durante i loro incontri. «In quell’inferno mi facevano sentire bene»

Le cose però non erano andate sempre bene. Tutta Auschwitz sapeva della loro “relazione” e quando un Kapo fece la spia furono entrambi arrestati. Per essere rilasciati dopo cinque giorni. Da quel momento furono più cauti, ma Franz continuò sempre ad aiutarla.

Alla fine della guerra Helena e la sorella non dimenticarono di dovere la vita al loro “nemico”. Nel 1972 Wunsch venne arrestato e processato per Auschwitz. A testimoniare a suo favore venne chiamata proprio Helena. Si rividero dopo trent’anni dal loro primo incontro.

Franz Wunsch fu però assolto solo per sopraggiunta prescrizione. E’ morto nel 2009. Ha sempre ripetuto: «il desiderio aveva mutato il mio comportamento violento. Mi ero innamorato di Helena e ciò mi aveva cambiato. Sono diventato un’altra persona grazie alla sua influenza».

Come l’amore sia potuto sbocciare ad Auschwitz tra un’ebrea e una guardia delle SS ha qualcosa di straordinario. O forse no. Perché l’amore è impetuoso, travolgente, una forza in grado di cambiare il destino degli uomini. In grado di cambiare il destino del mondo.

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