La banalità del male

Nel 1963 Hannah Arendt, filosofa ebrea tedesca allieva di Heidegger, dava alle stampe il suo libro “La banalità del male: Eichman a Gerusalemme“, dopo essere stata l’inviata del giornale “New Yorker” a Gerusalemme, dove si teneva lo storico processo ad Adolf Eichmann, che era stato appena catturato in Argentina.

Hannah Arendt
Hannah Arendt, 1954

Il pensiero della Arendt è sotto molti aspetti rivoluzionario, tanto che ad alcune comunità ebraiche sembrò quasi offensivo:

«Il guaio del caso Eichmann era che di uomini come lui ce n’erano tanti e che questi tanti non erano né perversi né sadici, bensì erano, e sono tuttora, terribilmente normali. Dal punto di vista delle nostre istituzioni giuridiche e dei nostri canoni etici, questa normalità è più spaventosa di tutte le atrocità messe insieme»

Adolf Eichmann durante ilprocesso di Gerusalemme
Adolf Eichmann durante il processo di Gerusalemme

Un pensiero ancora oggi oggetto di discussioni e approfondimenti, che descrive l’”architetto dell’olocausto” (così venne soprannominato Eichmann) come un uomo assolutamente mediocre, ordinario, quasi insignificante, non intelligente né particolarmente malvagio, e sorprendentemente privo di dialogo con la propria coscienza.

Secondo la Arendt il male non è mostruoso, non è demoniaco, dietro di esso non vi è nessuna profondità, ma solo il nulla; esso non può essere radicale in quanto del tutto privo di radici, ma solo estremo, assoluto, non riconducibile a misura umana.

Il male è privo di pensiero, di ragione, e non è espressione della persona, ma la completa negazione di essa, ed è compiuto da “volontari inconsapevoli”, persone che rifiutano di pensare.

Ecco, il male è assenza di pensiero, assenza di quel dialogo che l’anima intrattiene con se stessa, ed Eichmann è risultato essere lo specchio dell’assoluta banalità del male, in quanto privo di pensiero, di anima, di essere.

L’idea di fondo, inquietante e spiazzante, che tanto ha fatto discutere se non indignare intellettuali ebrei e non, non è che tra noi si nascondono dei mostri, ma che tutti, a seconda delle circostanze, possiamo diventarlo.

Un’idea che più che indignarci, dovrebbe avviare ciascuno di noi verso una stagione fatta di domande nuove, assai più importanti delle risposte banali e rassicuranti di cui troppo spesso ci accontentiamo.

Una buona domanda è molto meglio di tante risposte!

FONTI:

La Memoria rende Liberi - Memory makes us Free - ISIS Europa