Terezín: Il film delle menzogne

Già a partire dal 1942 in Europa, ma non solo, ci si interrogava sulle voci riguardanti gli orrori dei campi di concentramento nazisti; nel 1943 il governo danese premeva fortemente per conoscere la sorte dei 466 ebrei danesi deportati a Terezín, una città-ghetto usata come campo di transito prima della deportazione nei centri di sterminio.

I tedeschi per non destare ulteriori sospetti decisero di accettare, loro malgrado, la visita ispettiva della Croce Rossa, approfittandone per imbastire un’altra delle loro menzogne, stavolta in formato cinematografico.

Infatti nel dicembre del 1943 l’Ufficio Centrale per la Sicurezza del Reich – decise di realizzare un film, “Il Führer regala una città agli ebrei, in cui mostrare Ebrei tedeschi, danesi e austriaci, anziani, disabili e uomini di cultura, vivere in pace e sicurezza. 

Per organizzare l’inganno e rendere tutto verosimile anche durante l’ispezione, le SS ordinarono ai prigionieri  di “abbellire” il ghetto e di “metterlo in ordine”: furono creati giardini, si dipinsero le case, addirittura sugli edifici vennero poste finte insegne di scuole e teatri. 

E furono gli stessi Ebrei a lavorare al film propagandistico come sceneggiatori, attori, scenografi, editori e compositori. Il regista del film fu Kurt Gerron, che nel 1930 aveva vestito i panni di Kiepert l’illusionista nel famosissimo film “L’angelo azzurro” con Marlene Dietrich.

Il film durava di circa un’ora, ma solo pochi minuti di pellicola sono giunti a noi, e mostrava i prigionieri che si recano a concerti, giocano a calcio, lavorano serenamente nei giardini delle proprie case e si rilassano sia dentro gli edifici che li ospitavano che all’esterno, al sole.

 

Disegno realizzato durante le riprese della partita di calcio nel 1944, dalla dodicenne Helga Weissova
Disegno realizzato durante le riprese della partita di calcio nel 1944, dalla dodicenne Helga Weissova

Il film fu completato, e la messa in scena andò a buon fine, tanto che il rappresentante della Croce Rossa, Maurice Rossel riferì di essersi trovato in un luogo accogliente e di aver visitato una “normale città di provincia”, aggiungendo: “Possiamo dire che abbiamo provato uno stupore immenso per il fatto di aver trovato nel ghetto una città che vive una vita quasi normale”.

Peccato però che tutti coloro che presero parte alla realizzazione del film furono, non appena terminate le riprese, immediatamente inviati ad Auschwitz per non lasciare testimoni, ed è davvero difficile guardare i pochi fotogrammi del film giunti fino a noi senza commuoversi, pensando alla terribile fine che tutti quei volti fintamente sorridenti avrebbero fatto di lì a poco.

FONTI:

La Memoria rende Liberi - Memory makes us Free - ISIS Europa