L’insegna di Auschwitz 1

ARBEIT MACHT FREI , in italiano ‘’il lavoro rende liberi’’, è il motto che dava il “benvenuto” ai prigionieri nei campi di concentramento.

L’insegna di Auschwitz 1

Fu nel 1940 che l’insegna venne posta sul cancello d’ingresso del campo di concentramento polacco di Auschwitz I per volere del maggiore Rudolf Höß. Ad eseguire l’ordine fu Kurt Müller, capo tedesco del campo.

La frase traeva ispirazione dal passo del Vangelo di San Giovanni, “Wahrheit macht frei”, la verità rende liberi, ed anche dal titolo del romanzo omonimo (1872) dello scrittore tedesco Lorenz Diefenbach

Müller affidò la lavorazione della scritta ad un fabbro, il dissidente politico polacco non ebreo Jan Liwacz, prigioniero n. 1010, che dirigeva l’officina interna del campo, “Schlosserei”.

L’insegna, costruita in ferro battuto, riuscì a nascondere ai nazisti un messaggio segreto, impercettibile ai loro occhi per anni, ma oggi ben chiaro ed evidente a tutti.

Il fabbro decise di saldare la lettera ‘B’ al contrario, capovolgendo l’occhiello piccolo in basso rispetto al grande, diversamente da come la grafica impone.

La lettera B capovolta
La lettera B capovolta

Quella B capovolta, di cui nessuno si accorse, era per tutti i prigionieri un simbolo di ribellione e di disprezzo contro le atrocità che avvenivano nei campi, la raffigurazione del coraggio, un segno di fiducia rivolto a tutti i deportati.

Liwacz con quella piccola grande sfida che avrebbe potuto costargli la vita, ha saldato nel ferro un eterno e perdurante grido di dolore contro l’odio e gli omicidi che avvenivano quotidianamente nei campi, contro l’indifferenza che regnava sovrana tra gli abitanti dei paesi circostanti e persino tra i governanti delle più grandi nazioni di tutto il mondo, e contro l’umiliazione subita da parte di tutti coloro che venivano considerati diversi rispetto alla presunta razza dominante.

Insegna del campo di Auschwitz1
Insegna del campo di Auschwitz1 – Auschwiz Birkenau Memorial and Museum – www.auschwitz.org

Quando l’armata rossa liberò i prigionieri dei campi il 27 gennaio 1945, i sovietici decisero di trasportare l’insegna all’Est, ma un ex prigioniero del campo, Eugeniusz Nosal, ben conscio del suo valore, la scambiò con un soldato sovietico per di una bottiglia di vodka.

Rimase nascosta per anni nel municipio di Oświęcim e donata successivamente al Museo della Deportazione, fondato sui resti del campo di sterminio.

La ‘B’ capovolta suscita tuttora stupore ed ammirazione, tanto che nel 2014, una sua riproduzione alta circa due metri è stata installata nei pressi del Parlamento Europeo a Bruxelles.

Riproduzione della B capovolta, installata nei pressi del parlamento europeo, a Bruxelles
Riproduzione della B capovolta, installata nei pressi del parlamento europeo, a Bruxelles

FONTI:

La Memoria rende Liberi - Memory makes us Free - ISIS Europa