I Treni Della Morte

«A calci e pugni fummo caricati su un camion e portati alla Stazione Centrale di Milano. La città era deserta. I milanesi non provarono pietà per noi come i detenuti di San Vittore: se ne restarono in silenzio dietro le loro finestre. (…) Poi il camion attraversò la città, fino a imboccare il sottopassaggio di via Ferrante Aporti, e ci trovammo nei sotterranei della stazione, binario 21.».

Testimonianza di Liliana Segre - Novembre 2011, Camera del Lavoro di Milano
Stazione Centrale di Milano - Binario 21
Stazione Centrale di Milano – Binario 21

Questa è la testimonianza di Liliana Segre, che racconta l’inizio di uno dei cosiddetti viaggi della morte, uno delle migliaia di viaggi che avevano lo scopo di trasferire i prigionieri nel campo di destinazione.

«Arrivati alla Stazione Centrale…Il passaggio fu velocissimo. SS e repubblichini non persero tempo: in fretta, a calci, pugni e bastonate, ci caricarono sui vagoni bestiame… fra grida, latrati, fischi e violenze terrorizzanti. Nel vagone era buio, c’era un po’ di paglia per terra e un secchio per i nostri bisogni.»

Testimonianza di Liliana Segre - Novembre 2011, Camera del Lavoro di Milano

Tutti questi viaggi erano stati pianificati da un’organizzazione scientifica che era riuscita a metter su una macchina di sterminio quasi perfetta, la quale aveva individuato come modo migliore per far arrivare in maniera sistematica ed affidabile i deportati ai campi (di sterminio, di concentramento, di smistamento o di lavoro) l’uso del sistema ferroviario di tutto il continente europeo.

Vagone ferroviario ad Auschwitz 2
Vagone ferroviario ad Auschwitz 2

Ed è evidente che l’impresa di deportare in poco tempo milioni di ebrei, rom, omosessuali, disabili e prigionieri di guerra, richiedeva il pieno coinvolgimento e la collaborazione attiva delle nazioni occupate dai nazisti e di quelle loro alleate.

«Il treno si mosse…Tutti piangevano…era un coro di singhiozzi che copriva il rumore delle ruote.

Il vagone era fetido e freddo, odore di urina, visi grigi, gambe anchilosate… I pianti si acquietavano in una disperazione assoluta.»

«Prima che cominciasse la Foresta Nera, il treno si fermò… per prendere un po’ d’acqua e vuotare il secchio immondo.

Anch’io e il mio Papà scendemmo e vedemmo…scritto con il gesso sul vagone: “Auschwitz bei Katowice”…era la nostra meta. Il treno ripartì…Fu silenzio… Ognuno taceva…Era il silenzio essenziale dei momenti decisivi della vita di ognuno. Poi, poi, all’arrivo fu Auschwitz e il rumore assordante e osceno degli assassini intorno a noi.»

Testimonianza di Liliana Segre - Novembre 2011, Camera del Lavoro di Milano
Vagoni ferroviari visibili presso la Judenrampe
Vagoni ferroviari visibili presso la Judenrampe, un piccolo marciapiede costruito tra Auschwitz 1 ed Auschwitz 2-Birkenau

FONTI:

La Memoria rende Liberi - Memory makes us Free - ISIS Europa