Come era la vita nei campi?

La vita nei campi di concentramento era un vero e proprio inferno.

Le condizioni a cui venivano sottoposti i deportati erano proibitive, a partire dal viaggio in treno che spesso durava giorni e giorni e che li sottoponeva a sofferenze e privazioni indicibili.

Una volta arrivati a destinazione, i prigionieri venivano divisi in due categorie: i più deboli erano portati direttamente a morire nelle camere a gas, mentre quelli in grado di lavorare erano condotti in una stanza dove, spogliati e rasati, entravano nelle docce, da cui sgorgava solo acqua gelida o bollente.

I funzionari del campo davano loro delle divise a righe, fetide e sgualcite, e delle scarpe spaiate e scomode.

Divisa orginale del prigioniero Włodzimierz Cebula
Divisa orginale del prigioniero Włodzimierz Cebula – Auschwitz Birkenau Memorial and Museum – www.auschwitz.org

Aveva inizio allora la registrazione. Si annotavano le generalità del prigioniero e l’avambraccio sinistro di ognu

le "categorie" da sterminare
Le “categorie” da sterminare

no di loro veniva marchiato in modo indelebile con un numero, che era inoltre stampato su una brandello di stoffa e cucito sui pantaloni e sulla blusa dei detenuti; affianco era posto un triangolo colorato, di colore diverso a seconda del motivo dell’arresto e dell’etnia del prigioniero.

Successivamente i prigionieri venivano isolati per 6/8 settimane, allo scopo di prevenire la diffusione di malattie, e di terrorizzare, distruggere psicologicamente e far intendere ai segregati quali feroci leggi vigevano nel campo.

I prigionieri erano sottoposti continuamente a faticose esercitazioni. La sveglia era alle quattro del mattino e i deportati erano costretti, con imprecazioni e percosse, a lasciare i giacigli il prima possibile per iniziare il lungo appello, che si svolgeva nel piazzale principale, all’aperto, e poteva durare anche svariate ore, non importava se col gelo o con il caldo torrido.

I detenuti lavoravano in diversi settori, principalmente nella produzione di articoli per le industrie belliche naziste e nell’ampliamento dei campi stessi. Chi non era abbastanza abile e veloce era punito con violenza, tormentato da continui insulti, spesso mandato alle camere a gas.

Prigioniere al lavoro - Auschwitz 1
Prigioniere al lavoro – Auschwitz 1 – Auschwitz Birkenau Memorial and Museum – www.auschwitz.org

I detenuti ricevevano tre pasti al giorno (mattino,pomeriggio e sera), il cui valore nutritivo era abbondantemente al di sotto di quanto necessario per sostenere la durissima vita che tutti erano costretti a fare. Il più delle volte i pasti erano lo scarto dei banchetti degli ufficiali e degli ebrei superiori in grado (per esempio i kapo).

In attesa del cibo - Auschwitz 2
In attesa del cibo – Auschwitz 2 – Auschwitz Birkenau Memorial and Museum – www.auschwitz.org

Dopo poche settimane, con queste razioni da fame, la maggioranza degli internati cominciava a perdere vistosamente peso, ad accusare sintomi di debilitazione, fino a ridursi a scheletri, del tutto inabili al lavoro, e quindi destinati inesorabilmente alle camere a gas.

La sera i detenuti ritornavano nelle baracche; dormivano su un lato per far spazio a tutti, su scomodi e sporchi letti a castello a tre livelli ricoperti di pagliericcio e trucioli che al mattino, dopo la sveglia, andavano raccolti e sistemati in un angolo della camerata.

In tali condizioni uscire durante la notte per espletare i propri bisogni fisiologici corrispondeva a perdere il posto per dormire.

Le pessime condizioni abitative venivano ulteriormente peggiorate dall’umidità del clima di Auschwitz, dall’acqua gocciolante dai tetti, dalle feci che impregnavano i pagliericci, e dall’impossibilità di aprire le finestre nottetempo.
Vermi, ratti e pidocchi imperversavano, difficilmente c’era acqua per lavarsi ed i servizi igienici erano quasi sempre intasati.

L’ospedale del campo era costantemente pieno. Vi erano ricoverati prigionieri infortunati o moribondi, persone afflitte da tifo e scabbia.

Molti addirittura vi finivano per via delle profonde escoriazioni causate dagli zoccoli troppo grandi o troppo piccoli che, durante le marce, provocavano lacerazioni difficilmente rimarginabili. Coloro che non davano più speranza di guarigione erano destinati alle camere a gas, oppure subivano letali iniezioni di fenolo al cuore.

L’uso della violenza era una pratica quotidiana, l’obiettivo dei nazisti era di annullare la personalità dei loro prigionieri, di umiliarli, offenderli e tormentarli fino al punto di farli sentire inumani, sbagliati, inutili, facendo così cadere l’individuo nell’angoscia più totale.

E’ facile capire perchè i pochi sopravvissuti alla vita nei lager non siano più riusciti a riprendersi totalmente la loro vita, tormentati costantemente da profonde crisi esistenziali, piena di dubbi, diffidenza, incertezze, domande a cui non esistono risposte.

All’interno dei campi era impossibile rimanere uomini, ci si trasformava in bestie. L’egoismo di ognuno era spinto a manifestarsi con maggiore forza, spesso i vincoli di fratellanza scomparivano a tal punto che alcuni prigionieri, pur di ottenere dei minimi privilegi e mettersi in mostra di fronte ai capi, tiranneggiavano e tormentavano i propri compagni.

Questa situazione era impossibile da sostenere mentalmente e fisicamente ed è per questo che molti detenuti, pur di salvarsi dalle innumerevoli torture e dalla loro spregevole quotidianità, preferivano suicidarsi gettandosi contro il filo spinato, restando fulminati all’istante.

FONTI:

La Memoria rende Liberi - Memory makes us Free - ISIS Europa